Danilo Lampis

Chi Sono

Ho 30 anni, sono un insegnante precario e un progettista sociale.

Amministratore comunale a Ortueri dal 2019.

Portavoce Sardegna chiama Sardegna.

Laureato in scienze filosofiche presso l’Università di Bologna con una tesi intitolata “I sardi possono parlare? La Sardegna tra subalternità, colonialità e autonomia”, vincitrice nel 2019 del premio internazionale della Fondazione Gramsci dedicato ad Alberto Cardosi.

Nel 2021 ho pubblicato il mio primo romanzo “Essere giovani non è una scusa” (Castelvecchi), che ho presentato in tutta l’isola. Scrivo per alcune testate come “Jacobin Italia”, “Luoghi comuni” e “FocuSardegna”.

Attivismo e impegno politico

Dopo gli studi e anni di attivismo studentesco che mi hanno portato a girare l’Italia e l’Europa, 5 anni fa ho scelto di tornare in Sardegna perché è questo il posto dove vorrei trascorrere la mia vita.

Faccio parte di una maggioranza di sardi che ogni giorno fa i conti con la precarietà del lavoro, l’aumento del costo della vita, l’assenza di servizi, una sanità pubblica sempre più a pezzi, la difficoltà a fare impresa.

Sin dall’adolescenza, non mi sono mai rassegnato allo status quo.

Da coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti nelle lotte contro la legge 107/2015 e il Jobs Act o al fianco dei ciclofattorini di Bologna che consegnano il cibo a domicilio.

Da amministratore comunale a Ortueri, nelle battaglie contro lo spopolamento e per il diritto alla salute con i comitati per la sanità.

Da fondatore, insieme a centinaia di persone – perlopiù giovani -, del movimento Sardegna chiama Sardegna, di cui ora sono co-portavoce.

L’ho fatto sempre con dedizione, studio e tanta forza di volontà, inseguendo un’idea di politica dove gli ideali vanno di pari passo alla coerenza e alla concretezza.

La mia candidatura – Perché mi candido

In questi ultimi anni si sono alternate al governo della Regione due facce dello stesso potere e la nostra terra si è sempre più impoverita, spopolata e depressa. Abbiamo conosciuto una politica spesso clientelare e piena di arrivisti, che ignora esigenze e aspettative delle persone, che sacrifica a interessi lontani le risorse della Sardegna.

Non tutto però è ancora scritto.

Serve una politica diversa, competente e coraggiosa, che progetta e investe nei giovani e nella conoscenza, nei trasporti interni ed esterni, nella sanità e nei servizi di prossimità, in chi fa impresa generando lavoro di qualità, soprattutto per giovani e donne, a partire dalle ricchezze produttive e culturali della nostra terra.

Una politica che sappia rendere la nostra isola protagonista politicamente ed economicamente, perché siamo al centro del Mediterraneo, non siamo alla periferia di nessuno.

Una politica concreta che sappia rispondere con soluzioni innovative alle necessità dei territori, soprattutto di quelli dimenticati per troppo tempo – come quello in cui vivo -, dove gli anziani soffrono di solitudine e i giovani sono costretti ad andarsene per cercare fortuna altrove.

Possiamo scegliere, perché non è vero che tanto non cambia nulla. Chi non è capace, chi non lavora per proteggerci dalle crisi economiche, sociali e ambientali, chi pensa soltanto a conservare il proprio posto, non può rappresentarci.

È tempo di cambiare, di tornare a votare con speranza.

Per questo mi candido al Consiglio Regionale insieme a Vota Sardigna, all’interno della Coalizione Sarda guidata da Renato Soru. Per continuare l’impegno a favore di chi vive i nostri paesi, ma anche di chi è stato costretto a partire, ma vorrebbe tornare.

Lo faccio prendendo l’impegno di interpretare al meglio le istanze e i progetti di questa grande scommessa collettiva che è Vota Sardigna, per una Sardegna dove conta la voce di tutti e nessuno resta indietro, dove contano le conoscenze e la voglia di fare, non la conoscenza del potente di turno. Una Sardegna più giusta, autodeterminata e generativa di opportunità lavorative, formative e culturali.

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