Ines Desogos

Sono Ines, sono sarda e ho 37 anni.
Sono una psicologa libera professionista dal 2017 e specializzanda in psicoterapia.
Da quasi 5 anni sono madre di due bambinǝ e vivo con la mia famiglia nel territorio di Sinnai, a mezz’ora dalla città. Sono originaria di Valledoria, paese dell’Anglona, in cui faccio ritorno molto spesso.

Nella mia attività privata mi occupo principalmente di supporto psicologico a persone giovani e
adulte, uomini e donne di qualsiasi provenienza sociale e culturale.

Negli anni ho sempre prestato servizio nei progetti per l’inclusione sociale sia con giovani adulti che con persone migranti, collaborando con i servizi socio-sanitari sul territorio ed entrando in contatto diretto con quella che è la numerosa richiesta di servizi psicologici e la scarsità di presenza di noi professionistǝ nei diversi contesti in cui è necessaria anche l’assistenza psicologica.

Ho deciso di mettermi al servizio di queste amministrative regionali per chi sono, per come vivo in Sardegna e per ciò che conosco del territorio riguardo alla salute psicologica e ai suoi servizi.

Dai primi momenti dopo l’abilitazione, ho focalizzato il movimento nascente in diverse regioni di Italia della psicologia di base e delle cure primarie, notando come anche da noi ci fosse un vuoto importante tra i bisogni psicologici individuali e sociali presenti nei diversi momenti di vita e una loro puntuale, concreta ed efficace presa in carico professionale nel territorio.

In particolare ho visto come per le persone che vivono nelle piccole comunità e lontano dai centri cittadini in particolare, in presenza di bisogno di supporto psicologico non sapevano come, dove, con quale modalità prendersi cura, scegliendo molto spesso la rinuncia.

Tutto questo alimenta distanza tra persone e professionisti/e della salute mentale, limita l’importanza di una cultura psicologica alimentando invece i pregiudizi connessi e fa sì che anche in presenza di un contingente bisogno di supporto psicologico, questo sia trascurato o soddisfatto con soluzioni non rispondenti né funzionali alla richiesta.

Negli ultimi anni e a seguito in particolare della pandemia, ho sempre più colto questo vuoto nella salute psicologica della persona e della comunità, dove in un crescente bisogno di aiuto psicologico, i servizi nel territorio non sono stati incrementati per rispondere con efficacia alle numerose richieste, lasciando così che le persone rinunciassero molto spesso alla cura di sé e alla propria salute mentale.

Ritengo invece con convinzione che il benessere psicologico è un diritto di tuttǝ e che farsi carico in maniera strutturata e puntuale di questo significa concretamente creare assistenza, accessibilità e cura delle persone che vivono un territorio.

La rivoluzione gentile vuole e può anche questo cambiamento e io ci credo con speranza e fiducia.

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