Sabrina Tomasi

La mia vita scorreva nella quieta Gonnosfanadiga, quando, nel 2014, ho cominciato un percorso che mi ha portata a vivere per lo più in volo, tra Sardegna e diverse regioni d’Italia.

Mi sono specializzata in Management dei Beni Culturali all’Università di Macerata: corso magistrale che, ahimè, in Sardegna, non era presente.

A Macerata ho capito come si dovrebbe gestire il patrimonio culturale, se le scelte politiche a livello nazionale e regionale non andassero in una direzione totalmente opposta.

Sarebbe a dire: creare opportunità di crescita economica per i territori; scegliere di dedicare ingenti risorse pubbliche per progettare servizi di ampio respiro, impiegando e stabilizzando professionalità formate e aggiornate sulle necessità di apprendimento, riflessione, dibattito e partecipazione dell’utenza, considerando anche quella che ancora non esiste; fare impresa culturale e creativa; abbattere le barriere di accesso alla cultura, soprattutto cognitive, imparando a veicolare i messaggi in modo chiaro e accessibile; considerare i musei, gli archivi, le biblioteche come porte di accesso alla comprensione dei contesti – passati e presenti – nei quali sorgono, dove si possono innescare innovazioni sociali, raccogliere dati e studiare il pubblico e lavorare su standard minimi di qualità.

In Sardegna c’è un gran bisogno di questo approccio. Al contempo, c’è un gran bisogno di partecipazione. Un massiccio coinvolgimento di tutti i portatori d’interesse nei processi politici e decisionali, soprattutto nelle aree rurali, secondo una prospettiva ecosistemica e multi livellare.

Su questi temi ho conseguito un Dottorato di Ricerca presso l’Università di Macerata che mi ha portata ad affrontare diversi aspetti dello sviluppo rurale, con un focus sul turismo educativo a partire dalle comunità. L’esperienza mi ha fatto conoscere approcci e tecniche partecipative e riflettere sulla terza (e quarta) missione delle università a supporto dell’attivazione di processi di sviluppo e innovazione condivisi e sostenibili.

Ho fatto di questo un interesse di ricerca, proseguendo il percorso accademico attraverso un assegno di ricerca di due anni all’Università di Macerata. Da due anni ho un assegno di ricerca presso il Dipartimento di Agraria dell’Università di Pisa.
In tutti questi anni ho tenuto saldo il mio legame con la Sardegna attraverso l’associazionismo: giovanile, sociale, culturale. Fin da subito ho preso parte al movimento Sardegna chiama Sardegna sentendomi compresa, ascoltata, portata ad ascoltare. Ho sciolto le mie remore di sempre ad aderire a un movimento politico perché ho capito di essere in compagnia di persone che mi assomigliano, disposte a camminare insieme e che, con il piglio di una gioventù determinata a non farsi annullare dal principio del “non cambia mai niente” ha preso parola, e non intende più perderla, perché invece, sì, tutto cambi.

Il nostro orizzonte è ampio e la strada è lunga: il 25 febbraio 2024 rappresenta per noi una tappa importante, non un punto di arrivo.
Vota Sardigna è una speranza nuova per la nostra Isola. Di restare o tornare. Di costruire le nostre esistenze qui, senza rinunciare ai nostri sogni e aspirazioni. Nel segno di questa speranza, faccio anche io la mia parte, con la mia candidatura nella circoscrizione elettorale di Sassari.

My Agile Privacy
Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. Cliccando su accetta si autorizzano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su rifiuta si rifiutano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su personalizza è possibile selezionare quali cookie di profilazione attivare.
Questo sito è conforme alla Legge sulla Protezione dei Dati (LPD), Legge Federale Svizzera del 25 settembre 2020, e al GDPR, Regolamento UE 2016/679, relativi alla protezione dei dati personali nonché alla libera circolazione di tali dati.
Torna in alto